Per un omaggio a Ramiro

 

 

PER UN OMAGGIO A RAMIRO

 

SABATO 11 OTTOBRE

ORE 19 CASA MUSEO

MONTICELLO AMIATA

 

Letture: Roberto Magnani

Musica : Anna Fazzi

 

Spettacolo ideato da Marta Temperini

Realizzato con la collaborazione di:

Pro Loco Monticello Amiata;

Associazione culturale Casa Museo di Monticello Amiata;

Lorenzo Pioli;

Franco Temperini;

Franco Vite.

 

 

Un grazie di cuore a Silvio per averci fornito i manoscritti e per essere lui, a sua volta, un degno erede del mago di parole.

 

 

LA PERFORMANCE SI ARTICOLA NELLA LETTURA DI ALCUNI MANOSCRITTI, MOLTI DEI QUALI INEDITI, DEL POETA MONTICELLESE RAMIRO TEMPERINI. LA SCELTA DELLE POESIE HA SEGUITO IL CRITERIO DELLA VARIETÀ. ESSENDO RAMIRO UN POETA LIRICO, NARRATIVO, IRONICO, E QUOTIDIANO VOGLIAMO RACCONTARVELO COSÌ COME ERA. PER QUESTO ASCOLTERETE POESIE CHE PARLANO DI GRANDI TEMI E POESIE DI CAMPANILISMO PAESANO; POESIE DI GRANDI MALI E POESIE DI PICCOLE FERITE; POESIE IN ONORE DI QUALCUNO E POESIE CHE PER ONOR DEL VERO, DI QUALCUNO SCOPRONO ALTARINI. INSOMMA, PER I MONTICELLESI SARÀ FORSE UN MODO PER RITROVARSI E PER I “FORESTIERI” UN MODO PER CONOSCERE RAMIRO E SCOPRIRE IL SUO PAESE.

 

 

Per un omaggio a Ramiro

 

Raccontare chi è stato Ramiro, e chi continua ad essere è semplice e complicato al tempo stesso, è doloroso e gioioso. Per farlo è necessario tuffarsi nel passato galleggiando nel presente. Ramiro lo si trova ancora oggi negli occhi degli anziani del suo paese, nei racconti dei bambini che non lo hanno mai visto, ma lo conoscono, nei chiassi, nelle piazze e nelle case.

Era un uomo di altri tempi eppure stranamente moderno.

Era un poeta e anche un contadino.

Era un cantastorie, quando esserlo significava sedersi al centro di una piazza e, con la magia delle parole, far volteggiare i sogni e le fantasie dei bambini, restituire i ricordi agli anziani, dare l'accesso alla felicità.

Grandi cose, straordinarie, regalate, con la gioia e l'umiltà di un montagnolo, da un uomo piccolo e minuto, che aveva solo la terza elementare.

Ramiro è un poeta. Era un poeta di quella razza estinta che, fagocitate metrica, rime e figure retoriche, esplodeva con tutta la carica dell'immediatezza, in un vortice di parole di senso e d'amore. Improvvisava, creava all'istante, ma con la forza della sua cultura, sterminata. Era padrone di un sapere comune eppure raro, prezioso, quello dell'esperienza di vita e di lettura. Ramiro conosceva e recitava tutta la Divina Commedia a memoria. Per me, bambina di allora, era un tuffo in un oceano immenso, nel quale però ogni parola aveva un ordine e un senso; e mille e mille immagini.

Era un uomo fatto di tanto: di quotidiano e di aulico, di comico e di struggente, mescolava dio agli uomini con semplicità e rispetto, parlava di guerre e di prostata con la stesso acume e con la stessa irriverenza di chi condanna ingiustizie e non teme poteri.

Si sedeva nella sua casina in campagna, guardava il suo paese e scriveva, osservava il mondo e scriveva, si cercava dentro e scriveva. Tinteggiava Monticello e chi lo abitava e al tempo stesso viaggiava, accompagnato da poeti, in quell'Inferno che Dante gli aveva mostrato.

Il racconto di cose grandi e di cose piccole: questo è il fulcro di Ramiro. E' questa la sua forza, questo era lui. Piccolo e immensamente grande.